Ritratto di un paese (Dove attaccarlo?)

Io non ho mai avuto una buona memoria a lungo termine. I numeri, di solito, si depositano in qualche posto nel groviglio dei miei neuroni pigri per due settimane al massimo, solo per esser presto sciacquati via da qualche liquido corporeo sospetto. Le date - storiche, scolastiche, familiari, personali - fanno questa fine. Nonostante questa deplorevole situazione permanente, di tanto in tanto la vita stessa viene ad aiutarmi con esse e lo fa con molta raffinatezza, in modo da far coincidere nello stesso giorno due esperienze indimenticabili. Forse anche questa è la ragione per cui mi ricordo esattamente la data del mio volo di ritorno dall’Italia... E mi ricordo più della semplice data. Ricordo anche il mare azzurro sopra e il cielo azzurro sotto di me durante il volo. Il mare delle nuvole, nel quale nuotavano i miei occhi stanchi, nello sforzo di dare la caccia al massimo numero possibile delle fotografie immaginarie che mi erano state regalate negli ultimi due mesi dal paese dove avevo vissuto. Il cielo sotto di me, irrigato dalle gocce salate del sudore, che aveva traspirato la terra per annegare la vita ed insieme ad essa il mio piccolo cuore adolescente...

A quel tempo non possedevo ancora la macchina fotografica digitale e perciò non ho conservato immagini. Per fortuna ricordo le immagini meglio delle date, così ho deciso di provare a dipingerne una proveniente dalla mia memoria.

Strano questo quadro. Al posto degli occhi ci sono le stelle del cielo calabrese, che vagabondava con me di notte, in qualsiasi posto mi recavo, a raccogliere quelle cadenti... Quel cielo mi perseguitava di notte in notte sino al punto in cui ha ormeggiato sopra delle altalene, come un grande lenzuolo di raso appuntato sull’universo, con la luna d’acciaio e le stelle ardenti. Cominciava proprio là, sopra il campo per bambini, vicino al bar Manhattan, e finiva sopra al nostro balcone, a casa, al nord. In quel cielo, alcune sere perplesse, di nascosto, speravo di farmi dondolare con tanta forza da essere capace di raggiungerne un filo e scucire il dolore immenso nella sua faccia tenebrosa...

Poi il naso. Che inspira gli odori sempreverdi degli ulivi mentre parlano tra loro del bollore estivo... Il naso che mettono gli anziani, seduti sulle panchine davanti alle loro case oppure all’ombra degli alberi, nella vita del paese. Il naso sul quale, arricciato di fronte a qualcosa di sgradevole, atterra una farfalla per rischiarare la giornata. Con il quale la gente inspira il tempo fermato per soffiarlo la sera nell’aria sempre più tiepida che si riempie pian piano dell’energia vitale.

Le labbra mi sono sempre sembrate la parte più difficile da disegnare. Il labbro superiore lo ritaglio seguendo la linea dei monti che circondano l’Altopiano Silano, copiando le incisioni che hanno taciuto l’eternità. Ma il sorriso lo voglio imprimere vivo. Come quello guizzante che vedevo sui visi dei bambini della costa ionica. Il sorriso con cui mi ha toccato la terra dei pini e degli eucalipti e dei caratteri umani abbronzati; la terra dei bambini con un riflesso del sole ardente che nuotava nelle profondità dei loro minuscoli esseri; con un’immagine inestinguibile nelle loro pupille.

Alcuni pittori lasciano i capelli alla fine del disegno. Qui basta solo finirli. Una somiglianza quasi perfetta del loro colore la si può vedere in ogni giorno senza nubi, ma alle nostre latitudini non ho ancora scoperto niente che mi ricordi le loro onde ed il loro sciabordio. A meno che, ogni tanto, quando in silenzio mi metto ad ascoltare il battere del mio cuore, mi immagino il vento che allegramente, ad un ritmo preciso, gioca con loro mentre i capelli, a loro volta giocano con l’uomo.

Così, il dipinto é quasi finito. Manca soltanto l’anima. Ne ho portato un pezzettino a casa. A volte ci sediamo a parlare davanti ad una tazza di caffè slovacco ascoltando canzoni calabresi e guardando le foto degli amici stranieri, ma non estranei, su Facebook.

Il 27 agosto. Il giorno del mio ventesimo compleanno. Il giorno del mio ritorno a casa.

Venerdì, 1 Aprile 2011